mercoledì 18 marzo 2015

Nel Codice penale entra la non punibilità del reato per particolare tenuità del fatto

Il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha approvato in via definitiva nella seduta di giovedì 12 marzo lo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, attuando una delle deleghe contenuta nella legge 28 aprile 2014, n. 67 (Delega al governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio, con disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili)

Il principio alla base delle nuove norme prevede che quando l’offesa sia tenue e segua ad un comportamento non abituale lo Stato possa demandare alla sede civile la relativa tutela. 
La risposta sanzionatoria dovrà quindi tener conto dell’entità dell’offesa, delle circostanze del fatto, della personalità dell’autore e della natura del bene tutelato. Due sono i criteri sui quali deve incardinarsi il giudizio di “particolare tenuità del fatto”, secondo il primo comma del nuovo art. 131 bis c.p.: 
la particolare tenuità dell’offesa, che implica una valutazione sulle modalità della condotta e l’esiguità del danno o del pericolo; 
la non abitualità del comportamento dell'autore (che non deve essere un delinquente abituale, professionale o per tendenza, né aver commesso altri reati della stessa indole). 
Il primo di essi, spiega la relazione al provvedimento, si articola in altri due indici requisito che sono “le modalità della condotta” e la “esiguità del danno o del pericolo”. 
L’ambito applicativo è delimitato ai reati puniti con la pena pecuniaria sola o congiunta con pena detentiva ovvero con la pena detentiva non superiore a 5 anni. Quanto alla disciplina processuale dell’istituto, la relazione evidenzia una laconicità della delega laddove proprio in quella sede deve avvenire il contemperamento tra gli interessi della persona offesa, dell’imputato/indagato, le cui contrapposte ragioni devono emergere nella dialettica procedimentale, tanto in fase di contraddittorio sulla eventuale richiesta di archiviazione quanto nella fase dibattimentale. 
Bilanciamento che il decreto delegato ha attuato tenendo a mente i due obiettivi fondamentali della “depenalizzazione in concreto” e di deflazionamento del carico giudiziario nella misura in cui la definizione del procedimento avvenga nelle prime fasi. 
Fonte: CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE (Newsletter CNF N. 244 - 17 MARZO 2015)

Il Governo sembra aver recepito le osservazioni emerse in Parlamento: dalla depenalizzazione dei reati cosiddetti bagatellari (quelli cioè che prevedono un massimo di 5 anni di carcere) saranno esclusi i casi di omicidio colposo e le lesioni gravissime e verranno mantenute le pene attuali per il maltrattamento di animali, mentre sui furti in appartamento il ministro degli Interni ha annunciato che la pena massima salirà a 8 anni. 
Decreto in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto

Il decreto legislativo n.28/2014 attuativo della legge delega n. 67/2014 (in materia di pene detentive non carcerarie e depenalizzazione) è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 18 marzo scorso ed entrerà in vigore a partire dal 2 aprile 2015. 


Vai al testo del dlgs n. 28/2014 in Gazzetta Ufficiale

lunedì 2 febbraio 2015

Il termine di prescrizione del diritto all'indennizzo in presenza di clausola arbitrale.

Per la Corte di Cassazione, secondo la recentissima sentenza n. 1428/2015, quando nel contratto di assicurazione è prevista una clausola arbitrale, il termine di prescrizione del diritto all'indennizzo non decorre fino alla pronuncia degli arbitri.

Infatti "nel caso in cui le condizioni generali di un contratto di assicurazione contro gli infortuni demandino ad apposita perizia medica l'accertamento dell'entità delle lesioni per le quali l'assicurato chiede l'indennizzo, tale previsione vale a paralizzare il decorso del termine di prescrizione di cui all'art. 2952, secondo comma, cod. civ. fino alla conclusione della perizia: a condizione, tuttavia, che il sinistro sia stato denunciato alla compagnia di assicurazioni entro l'anno dal giorno in cui si è verificato il fatto generatore di danno (Sez. 3, Sentenza n. 8674 del 09/04/2009, Rv. 608256; nello stesso senso. Sez. 3, Sentenza n. 3961 del 13/03/2012, Rv. 621404)."

Cassazione III civile del 27 gennaio 2015, n. 1428 

Per la sentenza completa... 

sabato 20 dicembre 2014

Processo telematico: al via le notifiche telematiche nel processo penale

Dal 15 dicembre anche nel processo penale si affaccia la Information tecnology. Da questa data, in attuazione dell’art. 16 comma 9 lett. c) bis, D.L. 18 ottobre 2012 n.179, in materia di "biglietti di cancelleria, comunicazioni e notificazioni per via telematica ... a persona diversa dall'imputato a norma degli art. 148 comma 2-bis, 149, 150 e 151 comma 2 del c.p.p." nel processo penale, la PEC diventa “alternativa privilegiata” rispetto agli attuali metodi di comunicazione consentiti (telefono, telefax, ufficiale giudiziario).

In questo senso, piuttosto che nel senso di una stringente obbligatorietà, depone la Circolare ministeriale congiunta Dipartimento Affari di Giustizia e Dipartimento Organizzazione giudiziaria del Ministero della Giustizia dell’11 dicembre scorso.

Uffici Giudiziari coinvolti. Dal 15 dicembre 2014 dunque entrano in vigore le disposizioni che prevedono la notifica telematica a mezzo di Posta elettronica certificata da parte delle Cancellerie e degli Uffici giudiziari penali ai soggetti diversi dall’imputato nei procedimenti innanzi ai Tribunali ed alle Corti di Appello e nei procedimenti "virtualmente destinati a Tribunale e Corti di Appello"; intendendosi con ciò che anche gli Uffici delle Procure della repubblica e delle Procure Generali presso le Corti d'Appello. Per quanto riguarda la Corte di Cassazione, gli uffici del giudice di pace, gli Uffici di sorveglianza ed i Tribunali per i minorenni, l'entrata in vigore dell'”obbligatorietà” delle notifiche e comunicazioni penali, sarà differita al quindicesimo giorno successivo la pubblicazione in G.U dei Decreti del Ministro della Giustizia che accertino la funzionalità dei servizi di comunicazione (ex art. 16 comma 9 lett.d) e comma 10 del D.L. 179/2012).
I soggetti interessati dalle notifiche penali via Pec. I soggetti coinvolti dalla disposizione legislativa sono i soggetti "diversi dall'imputato", con ciò intendendosi non solo i difensori, ma anche le persone offese, le parti civili i responsabili civili nonché i civilmente obbligati per le pene pecuniarie, gli amministratori giudiziari, i consulenti delle parti ed i periti. Ciononostante sarebbe necessario che i destinatari della notifica e comunicazione via PEC sia un soggetto "obbligato" a dotarsi di un indirizzo di PEC (PPAA, Aziende e liberi professionisti iscritti in albi ed elenchi).
La portata estensiva dei potenziali soggetti alle notifiche telematiche penali viene limitata nei fatti dai "pubblici registri " di cui dispongono praticamente per le notifiche le Cancellerie e gli Uffici penali. Difatti il software dispone del solo accesso al Registro degli indirizzi elettronici presso il Ministero di giustizia (c.d. REGINDE che contiene anche le PEC dei professionisti iscritti in Albi o Elenchi, e degli ausiliari del giudice non appartenenti ad un Ordine di categoria).
Tutele per il difensore. In merito alle "Modalità di esecuzione e perfezionamento delle notifiche telematiche"(pagina 8 della Circolare), la Circolare accoglie molte delle indicazioni fornite dall’Ufficio studi del CNF e dalla FIIF in sede di consultazione tecnica, di natura garantista per i cittadini (e per il difensore, loro tramite) e finalizzate a superare l’eventuale default della notifica telematica con i mezzi tradizionali; o a mantenere la valutazione di opportunità (peraltro previste dalle norme richiamate dall'art16 comma IX, lett. c-bis D.L.179/2012) del mezzo più idoneo (si pensi alla necessaria reperibilità del difensore in caso di espletamento di accertamento tecnico irripetibile).
Tutela dei dati sensibili. La tutela dei dati sensibili, secondo la definizione puntuale ed esclusiva dell'art.4, I comma, lett. d) D-Lgs 196/2003, ovvero di dati personali che siano "idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti o sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale" è garantita tramite un meccanismo per il quale l'addetto alla notifica invierà nel messaggio un link che, dietro riconoscimento (si crede attraverso il certificato digitale o, nei casi limite password temporanee) del soggetto interessato (principalmente il difensore) permetta di estrarre l'atto integrale, citato solo negli estremi nella notifica PEC.


Fonte: CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE (Newsletter CNF N. 233 - 16 DICEMBRE 2014)

lunedì 17 novembre 2014

MOLESTIE O DISTURBO ALLE PERSONE SU FACEBOOK

La Prima Sezione della Corte di Cassazione ha affermato che, ai fini della configurabilità del reato di molestie o disturbo alle persone, va considerato luogo aperto al pubblico la piattaforma sociale Facebook, quale luogo “virtuale” aperto all’accesso di chiunque utilizzi la rete e che, pertanto, integra la contravvenzione di cui all’art. 660 cod. pen. l’invio di messaggi molesti, “postati” sulla pagina pubblica di Facebook della persona offesa.

Cassazione Penale, Sez. I, 12 settembre 2014 (ud. 11 luglio 2014), n. 37596

La violazione dell'art. 660 C.P. (in base a cui «chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516»), per la Suprema Corte è configurabile anche quando le molestie si verificano su di una pagina aperta al pubblico di Facebook, poiché è «innegabile che la piattaforma sociale Facebook (disponibile in oltre 70 lingue, che già nel 2008 contava più di 100 milioni di utenti) rappresenti una sorta di piazza immateriale che consente un numero indeterminato di accessi e visioni, rese possibili da una evoluzione scientifica che il Legislatore non era arrivato ad immaginare».
Si tratta di un’interpretazione estensiva «che la lettera della legge non impedisce di escludere dalla nozione di luogo e che, a fronte della rivoluzione portata alle forme di aggregazione e alle tradizionali nozioni di comunità sociale, la sua ratio impone, anzi, di considerare».
Dunque, integra la contravvenzione di cui all’art. 660 c.p. anche l’invio di messaggi molesti, “postati” sulla pagina pubblica di Facebook della persona offesa.

domenica 9 novembre 2014

IL REATO DI SOSTITUZIONE DI PERSONA SUL WEB

Sostituzione di persona - Creazione e utilizzo di un "account" mediante abusivo utilizzo dell’effige di una terza persona - Reato - Sussistenza

Cassazione Penale, Sez. V, 16 giugno 2014, n. 25774
Presidente Dubolino, Relatore Lignola, P.G. Stabile

Massima

Integra il delitto di sostituzione di persona, previsto e punito dalla fattispecie incriminatrice di cui all’art. 494 c.p., la condotta criminosa consistita nella creazione, su un social network, di un profilo che riproduca l’effige della persona offesa e nel conseguente utilizzo, con tale falsa identità, dei servizi del sito, consistenti essenzialmente nella possibilità di comunicazione in rete con gli altri iscritti, indotti in errore dalla identità dell’interlocutore, e di condivisione di contenuti. In punto di elemento soggettivo, il dolo specifico del delitto, consistente nel fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio patrimoniale o non, oppure di recare ad altrui un danno, deve ritenersi integrato nell’ipotesi di utilizzo del profilo al fine di intrattenere rapporti con altre persone (essenzialmente di sesso opposto), ovvero per il soddisfacimento di una propria vanità (costituente vantaggio non patrimoniale), o ancora al fine di ledere la immagine e la dignità della persona offesa, apparentemente titolare del profilo creato dal reo. (Nel caso concreto tale fine è dimostrato dall’aggressione verbale di uno sconosciuto, che accusò l’apparente titolare del profilo di aver insultato la propria fidanzata, minacciandolo di denuncia, nonché dalla rimostranze di una conoscente, che lo accusava di non essere una persona seria).

Un estratto della sentenza 
"(...) L 'art. 494 cod. pen. punisce chiunque, al fine di procurare a sè o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sè o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici.
Oggetto della tutela penale è l'interesse riguardante la pubblica fede, in quanto questa può essere sorpresa da inganni relativi alla vera essenza di una persona o alla sua indentità o ai suoi attributi sociali; siccome si tratta di inganni che possono superare la ristretta cerchia d'un determinato destinatario, il legislatore ha ravvisato in essi una costante insidia alla fede pubblica, e non soltanto alla fede privata e alla tutela civilistica del diritto al nome.
In questa prospettiva, è evidente la configurazione, nel caso concreto, di tutti gli elementi costitutivi della contestata fattispecie delittuosa.(...)"