sabato 18 novembre 2017

Lesioni colpose conseguenti a difetto di custodia di animali

In tema di lesioni colpose conseguenti a difetto di custodia di animali, il proprietario detentore di un cane è titolare di una posizione di garanzia che gli impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all'interno dell’abitazione, mentre il proprietario che affidi la custodia dell’animale ad altra persona è parimenti responsabile nel caso in cui lo stesso sia in concreto ancora in grado di esercitare il potere di controllo ovvero, nel caso di affidamento “temporaneo”, abbia delegato la custodia a persone non in grado, secondo un giudizio ex ante e in concreto, di adempiere adeguatamente al relativo onere. Diversa è invece l’ipotesi in cui l’affidamento a terzi dell’animale non sia transitorio e temporaneo, giacché, se si tratti di delega stabile e di assenza costante del proprietario, l’indagine da compiere, per fondare la responsabilità del proprietario, è se, invece, questi abbia comunque mantenuto effettivi poteri di vigilanza sull'animale affidato in custodia a terzi.

Cassazione penale 15 settembre 2017 n. 42307

La posizione di garanzia è contenuta nell'art. 40, 2°co., C.P., secondo cui «non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo», mentre l’obbligo giuridico deriva dall'articolo 672, 1° co., C.P.. Tale norma prevede il reato da omessa custodia e malgoverno di animali, punito con la sanzione amministrativa da venticinque a duecentocinquantotto euro.

mercoledì 20 settembre 2017

E' violenza privata, se si parcheggia nello spazio riservato ad un determinato disabile


La Suprema Corte, con la sentenza  n. 17794 del 2017, si pronuncia sulla rilevanza penale della condotta di chi parcheggia la propria autovettura in uno spazio riservato ai disabili, nel caso che detto posteggio sia riferibile ad un determinato soggetto (ad esempio con l’indicazione della targa del veicolo al quale è consentita la sosta).
La decisione in questione conferma la sentenza di appello, concordando con la valutazione ivi espressa.
Infatti i giudici del merito accertavano che "il veicolo di proprietà dell'imputato è rimasto parcato nel posto riservato alla persona offesa, disabile, da prima delle 10.40 del 24 maggio 2009 alle 2.20 del giorno successivo, il 25 maggio 2009." Ciò aveva impedito alla persona in questione di parcheggiare la propria autovettura nello spazio vicino a casa, assegnatole a causa della sua disabilità.
La difesa dell'imputato, eccepiva l'insussistenza degli elementi oggettivi del delitto contestato posto che i precedenti giurisprudenziali sono nel senso che costituisce violenza privata la condotta di chi impedisca la marcia di un'altra autovettura la quale quindi è immediatamente identificabile da chi ne ostacola la marcia, una condotta diversa da quella contestata al ricorrente.
La Suprema Corte, sottolinea invece come "l'imputato abbia impedito, ponendo la propria autovettura negli spazi riservati, all'avente diritto di parcare la propria autovettura. Con la piena consapevolezza di quanto andava facendo non avendo affatto affermato di non avere notato la segnaletica orizzontale e verticale che segnalava lo spazio come riservato ad un singolo utente, disabile.
Certo, se lo spazio fosse stato genericamente dedicato al posteggio dei disabili la condotta del ricorrente avrebbe integrato la sola violazione dell'art. 158, comma 2, Codice della strada, che punisce, appunto, con sanzione amministrativa, chi parcheggi il proprio veicolo negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli di persone invalide. Ma, in questo caso, quando lo spazio è espressamente riservato ad una determinata persona, per ragioni attinenti al suo stato di salute, alla generica violazione della norma sulla circolazione stradale si aggiunge l'impedimento al singolo cittadino a cui è riservato lo stallo di parcheggiare lì dove solo a lui è consentito lasciare il mezzo". 
Sussiste pertanto l'elemento oggettivo del delitto contestato.

Ne sussiste anche l'elemento soggettivo, contestato dalla difesa, in considerazione del fatto che "l'imputato, avendo visto la segnaletica, era cosciente di lasciare l'autovettura in un posto riservato ad una specifica persona, così impedendole di parcheggiare nello stesso spazio e non l'aveva fatto per quei pochi minuti che avrebbero consentito di dubitare della sua volontà ma aveva parcheggiato l'autovettura la mattina, prima delle 10.40, lasciandovela fino alla notte e quindi impedendo al disabile, a cui era stato assegnato il posto, di parcheggiare il veicolo anche al suo ritorno serale nella propria abitazione. Tanto che, solo alle 2.00, l'autovettura veniva rimossa ma coattivamente dalla polizia locale". 

Cass. Pen. Sez. V, 23 febbraio 2017, dep. 7 aprile 2017, n. 17794

lunedì 15 maggio 2017

Nuove competenze dei Giudici di Pace


Il decreto legislativo attuativo della parte della legge delega 57/2016 (riforma della giustizia), appena approvato dal Governo in prima lettura, riordina tutta la materia della magistratura onoraria e prevede nuove competenze per il Giudice di Pace, estendendo i limiti di valore di quelle già esistenti e attribuendogli nuove materie in via esclusiva. 
Competenze in materia civile:
-la competenza per valore sulle cause aventi per oggetto beni mobili viene estesa da 5mila euro a 30mila euro. Quindi un risarcimento danni o un recupero crediti che arriva fino al nuovo tetto sarà di competenza esclusiva del Giudice di Pace e le parti non potranno più rivolgersi al Tribunale;
-la competenza per valore sulle cause aventi per oggetto incidenti stradali viene portata dagli attuali 20mila euro a 50mila euro;
-dai precedenti 5mila, che diventano 50mila per gli incidenti stradali al posto dei precedenti 20mila;
-le decisioni secondo equità potranno riguardare tutte le cause di valore fino a 2.500 euro (attualmente il limite è di 1.100 euro);
-a prescindere dal valore della controversia, il Giudice di Pace avrà competenza esclusiva per tutte le cause in materia di condominio, previo esperimento del tentativo di mediazione.
Nuove competenze del Giudice di Pace nel campo penale:
-viene assegnata ai giudici di pace la giurisdizione sulle minacce aggravate, sulle contravvenzioni per il rifiuto di indicazione al pubblico ufficiale di informazioni sulla propria identità personale e quelle relative all'abbandono e uccisione di animali;

-viene attribuita competenza sulle contravvenzioni per la sicurezza alimentare. La carriera Il giudice di Pace viene inquadrato nell'ambito della magistratura onoraria, quella cioè a tempo limitato;

-l’incarico non determina in nessun caso un rapporto di pubblico impiego. Pertanto, al giudice di Pace non può essere richiesto un impegno superiore a due giorni a settimana.
Elenco delle competenze tratto da "La Legge per Tutti del 6 maggio 2017".

giovedì 6 aprile 2017

Non c'è violazione dei mezzi di assistenza familiare, se indigente assoluto

Con una recentissima sentenza la Corte di Cassazione stabilisce quali sono i mezzi di sussistenza indicati dall'art. 570, co. 2, C.P., e quando l'indisponibilità di mezzi da parte dell'obbligato costituisce esimente, escludendo il reato. 

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’espressione «mezzi di sussistenza» di cui all'articolo 570, comma 2, numero 2, del C.p., esprime un concetto diverso dall'assegno di mantenimento stabilito dal giudice civile, essendo in materia penale rilevante solo ciò che è necessario per la sopravvivenza del familiare dell’obbligato nel momento storico in cui il fatto avviene. Pertanto il giudice, ai fini della responsabilità, non può limitarsi ad apprezzare l’omesso versamento dell’assegno stabilito in sede civile, dovendosi interrogare sugli effetti della condotta, ossia sull'eventuale venir meno dei mezzi di sussistenza dei familiari, e deve altresì verificare se la mancata corresponsione delle somme dovute non sia da attribuire a uno stato di indigenza assoluta da parte dell’obbligato, giacché in tal caso l’indisponibilità di mezzi, se accertata e verificatasi incolpevolmente, esclude il reato, valendo come esimente, purché si tratti di una situazione di persistente, oggettiva e incolpevole indisponibilità di introiti.

Cass. pen., 25 gennaio 2017 n. 3831